Ieri sera ho visto un servizio delle Iene in cui si parlava del rapporto tra adolescenti e la rete.
Come potete vedere, non è il solito servizio giornalettistico atto a dimostrare che l’uomo nero si chiama Internet, bensì un cartello video che avvisa i genitori non solo sui pericoli presenti online, ma anche sull’(ab)uso del mezzo da parte di molti adolescenti.
Il sesso è l’argomento principe del servizio. A quanto pare, moltissimi adolescenti utilizzerebbero internet per navigare su siti porno et similari, oltre che passare il tempo su vari social.
Il porno, sarebbe stupido negarlo, c’è sempre stato, non è faccenda dei tempi nostri. Quando andavo alle medie, l’occupazione preferita dei miei maschiotici compagni era passarsi i “giornaletti” sotto il banco, per poi correre al bagno durante la ricreazione a fare quelle robe là in solitaria…e non. Insomma, sono cambiati i mezzi, ma il porno c’è sempre. E’ un settore non soggetto alla depressione, praticamente.
Quindi qui non si tratta di fare gli stupiti davanti il 15enne fan della virtual-pornostar dal nome bovino, si tratta di constatare che adesso sono le adolescenti stesse a creare contenuti sul quale i ragazzi (e non) possono, come dire, diventare ciechi e altro.
Parlo di Sexting, ovvero l’”arte” di fotografarsi da sole indossando piccole virgole di stoffa come copertura dell’essenziale o di un quarto dell’essenziale. Comparsate di vestiti che servono a dimostrare la non completa troietà di chi li indossa.
Tette, chiappe, pance piatte, bocche a culo di gallina, dodicenni ipertruccate, iperpiastrate, ipercircondate da camerette ingenue in cui impera il ricordo di una tenera età. Poi ci sono anche foto provocanti scattate al bagno, tra carta igienica e tavolette del wc alzate. Tutto molto sexy, effettivamente. -__-’
Ai miei tempi, il corrispondente femminile del dodicenne che giocava di mano nel bagno della scuola era la ragazzina che chiacchierava di Backstreet Boys e si disperava per il fidanzamento di Nick Carter, o in alternativa c’era quella fermamente convinta di aver arredato al meglio il salotto della sua Barbie Arredatrice. Questo archetipo di “non ancora donna, non più bambina” sognava il primo bacio con qualcuno che non fosse di certo il principe azzurro, ma che almeno mantenesse il cavallo bianco e la calzamaglia di lana. 